Immersi nell’armonia

Dolce al frutto della passione.

Ci sono posti in cui si capisce bene quale strada potrebbe portare il paese fuori dalle secche economiche e occupazionali nelle quali si trova. Quella del rigore e della ricerca instancabile dell’eccellenza, campo in cui noi italiani siamo, saremmo, imbattibili. E non copiabili dai cinesi.
Uno di questi posti si chiama “Ristorante Uliassi” e si trova a Senigallia, Marche, in una cittadina lontana dalle grandi rotte, dalla grande industria ma che evidentemente ha qualcosa da insegnare al paese in termini di servizi e creazione di qualità e lavoro, se nel raggio di un chilometro ci si trovano ben due doppie stelle Michelin (l’altro sito di pregio è La Madonnina del pescatore di Moreno Cedroni).

E’ un posto – quello di Uliassi – dove trovi concentrate tante cose in un posto solo.
Sera, luce del tramonto, terrazza sulla spiaggia, luna piena (servita solo pochi giorni al mese) accoglienza calda, grazie alla elegantissima padrona di casa, Catia Uliassi, mai invadente ma impeccabile nei dettagli, tutte cose che generano un’armonia che non è fatta solo di cibo e vini di altissima qualità ma insieme a questi produce benessere fisico e mentale. Armonia.
Un particolare fra tanti: le portate toccano terra – scusate, tavolo – davanti ai vostri occhi e a quelli dei vostri commensali sempre ed esattamente nello stesso momento. Sembra irrilevante? Provate.

Ma io sono Godo e fra un “Maialino arrosto laccato” che lascia senza parole, un “Riminifest” rivisitazione ironica e raffinata degli spiedini di pesce da sagra romagnola e i pluripremiati “Spaghetti affumicati alle vongole e pendolini alla griglia” di cui mi dichiaro dipendente come un tossico… devo parlare dei dolci partendo da un momento teoricamente off limits per gli stessi: l’entrata.
Ebbene Mauro Uliassi ti spiazza – e ti coccola – fin dall’entrata con un “Loacker al fois gras” che per ironia e citazione – oltre che per la bontà – merita un posto in questo blog. Viene servito direttamente nelle vostre mani e con queste lo si mangia ed è a tutti gli effetti un vero loacker. Senza parole. Se vi capiterà la visita vi consiglio di interrompere i discorsi e dedicare un minuto di concentrazione a lui, al “Loacker al fois gras”. Se siete golosi, avrete di che argomentare.

Passiamo al dolce vero e proprio, uno solo, date le numerose portate precedenti.
Intanto la casa prevede un pre-dessert servito in un elegante vassoietto: vi aspettano un microscopico bombolone, una mini “crema catalana al caffè” e un “crumble al nero di seppia”. Quest’ultimo somiglia ad un acrocco di mirtilli abbracciati fra loro, di forma irregolare e della grandezza di un acino d’uva, servito su un cucchiaino. Oltre al sapore, squisito, cioccolatoso c’è un effetto studiato per resettare il palato, frizzoso come quelle caramelle di una volta che sembravano effervescenti.

E veniamo al dolce vero e proprio: “Zuppa di frutto della passione con gelato di yogurt, pepe rosa e rucola”. C’è dentro tutta la sapienza di chi sa proporti un dolce che sa di dover entrare in quella parata di meraviglie in punta di piedi, proprio perché preceduto da grandi portate. E sa farlo con equilibrio accompagnandoti alla fine di una passeggiata nell’armonia.
Questa, una volta, si chiamava “classe”.

Godo

Sacher in vendita

Nuovo Cinema Sacher.Lo chiamano federalismo demaniale,
fatto sta che verrà messo in vendita al miglior offerente l’immobile che a Roma ospita attualmente il Nuovo cinema Sacher, che prende il nome dalla grande passione golosa del regista/attore e dalla famosa scena di Bianca: la Sacher Torte.

Il destino già segnato è che nel giro di qualche anno, ungendo adeguatamente la ruota dei favori, venga approvata dal Comune di Roma una cosa che ha un nome per nulla dolce, anzi amara e velenosa.
Si scrive: cambio di destinazione d’uso, si legge: nuovo cemento e inquinamento.
Verrà trasformato nell’ennesimo anonimo residence.
E’ il mondo che cambia, bellezza.

Godo

Ragazzine che mangiavano con gli occhi…

Carretto dei gelati, di una volta...

…prima del boom economico

Una zia di Cattolica mi raccontò una volta del tempo in cui era adolescente.

Lei e le sue amiche, nell’Italia povera e piena di speranza del dopoguerra, avevano ben poche occasioni di svago e spesso si annoiavano. Cattolica, come il resto della riviera, in quell’epoca si rimboccava le maniche preparandosi a diventare il primo distretto turistico del paese.

La povertà della maggior parte degli abitanti contrastava, in estate, con la ricchezza dei villeggianti che dopo la guerra avevano ripreso ad andare al mare concedendosi ogni tipo di piacere allora disponibile.

Accadeva così che in quel gruppo di ragazzine annoiate, tutte le sere, una, a turno proponesse: “A gim a veda magné el glet?” (Andiamo a veder mangiare il gelato?).